Ripi dei Nonni

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Il Risorgimento:La Repubblica Romana del 1849 a Ripi

La Repubblica Romana di Mazzini, Saffi e Armellini cessò di esistere il 3 luglo 1849, ma con un mese di anticipo, il 6 giugno 1849 rispetto a Roma, cadde nella ex Delegazione Apostolica di Frosinone e seguirono subito polemiche e ricatti pacifici e i pochi fautori dell'idea mazziniana.
Anche a Ripi fu proclamata la Repubblica Romana, ma ben pochi furono i giovani mazziniani, basta pensare che il nostro piccolo paese nell'anno 1853 contava appena 3925 abitanti. I veri repubblicani furono Domenico Candia, Giovanni Greco, e Giovabattista Giorgi e contro questi, appena caduta la repubblica, i simpatizzanti dello Stato Pontificio, esultanti di gioia, cantavano ad un'ora di notte per le vie del paese le canzoni a disprezzo.   Il comandante Narducci della Brigata di Ripi informava il Comando di Polizia di Frosinone in data 20 luglio 1849.
Riportiamo il testo della canzone sul motivo del
"Dies irae, Dies illa"

Dies irae, dies illa
Il fazioso genme e strilla
La repubblica è in favilla.
Oh, che smania; oh che rancore!
de' suoi amici stringe il core,
par ne moian di dolore.

            Son finiti li sarcasmi,
           Giù i castelli e i fantasmi,
           Ogni lode è volta in biasmi.

Ma che c'era da sperare
Da un'orda popolare
Senza legge e senz'Altare?

           Dal delirio concepita
           Libertà l'ha partorita
           Pria del tempo breve vita!

Con maniera assai profana
Si voleva in settimana
Fare adulta la pacchiana.
         
           Nutrimenti non usati
           Ma a saziarla glien fur dati
           Indigesti, avvelenati.

I poderi Religiosi
Con i nobili preziosi
Ed i prestiti forzosi.
         
           Con dar fuori iniqui editti
           Si fe' suoi gli altrui diritti
           Cumulando più delitti.

Sempre avara di contante
Senza forza ed arrogante
Volea guerra ad ogni istante.

           In un corpo sì languente
           Troppa roba! ancor nascente
           Però è morta d'accidente.

Non v' ha suono di campane
Che lasciarne poche sane;
Sol la tomba che rimane.
         
           Ma qual sia per avventura
           Di sì rea creatura
           La condegna sepoltura?

Non in chiesa, che spogliata
Fu da lei e rinnegata,
Ogni suolo l'ha furata.
         
           O Satan che la creasti
           Ed in Roma la portasti,
           Poi al fin te la pigliasti,

Fà che teco giaccia nuda
La Tiranna dissoluta
Nella più profonda gorga
Sì, che là più non risorga.

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