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La visione di Alberico (Da "Storie e leggende della Ciociaria" di Marcello Cioci)

Settefrati, così chiamato perché sette monaci costruirono, in località  "Canneto" un famoso Santuario, ancora oggi esistente, sui resti di un tempio pagano dedicato alla dea Mefiti, protettrice dei boschi e delle acque palustri, si estende, a 850 metri d' altezza, nella Val di Comino, ai confini con il Parco Nazionale d' Abruzzo. In questa località, nel 1101 nacque Alberico, figlio di un nobile cavaliere che, all' età di dieci anni, fu colpito da un grave ed oscuro male, rimanendo in coma per nove giorni e nove notti. Risvegliatosi dal coma, raccontò di aver avuto una visione ultraterrena del mondo dei morti, nel corso della quale aveva avuto modo di vedere a quali tristi condanne sarebbero andati incontro gli uomini peccatori e quali sarebbero state, invece, le gioie dei beati. Decise, pertanto, grato a Dio per la prodigiosa guarigione, di entrare nell' ordine benedettino di Montecassino. Fu accolto amorevolmente dall' abate Gerardo il quale, venuto a conoscenza della mirabile visione, diede incarico al monaco Guido, scrivano del monastero, di raccogliere e trascrivere, in ogni particolare, il racconto prodigioso del giovane Alberico.
Seguiamo il racconto straordinario della visione, così come è stato trascritto nel "Codice Cassinese 257 " e riportato nel volume " Settefrati " di Dionigi Antonelli.
           

All' inizio vide un uccello simile a una candida colomba, che col becco lo sollevò da terra quanto l' altezza di un uomo, poi gli apparve l' apostolo Pietro con due angeli, l' uno chiamato Emanuel e l' altro Heloy, i quali, conducendolo con loro, gli cominciarono a mostrare i luoghi delle pene e dell' Inferno. Il primo luogo visitato fu quello dove si purificano i bambini dei primi anni di età ( forse il nostro Limbo), quindi una valle di ghiaccio, dove erano immersi gli adulteri, incestuosi ed altri peccatori in genere Di qui passò ad altra valle, dove da altissimi alberi vide pendere delle donne, uncinate per le mammelle, alle quali erano attaccati due serpenti: erano donne che avevano rifiutato il latte a bambini senza madre. Altre donne, che avevano violato la fede coniugale, erano sospese per i capelli bruciate da fiamme ardenti. Sempre guidato dall’ apostolo Pietro, Alberico vide poi una scala incandescente ai cui piedi stava un vaso con olio, pece e resina bollente, e dove salendo e discendendo erano suppliziati coloro che nei giorni festivi e in quelli di digiuno non si erano astenuti dal debito coniugale. Apparve quindi una fornace sulfurea, nella quale bruciavano i capi di popoli, che verso i loro sudditi si erano comportati da tiranni e le donne abortiste, che con espedienti vari avevano ucciso nei loro seni i propri figli prima di nascere. Esse erano punite col vedersi sempre davanti i figli non nati, che rimproveravano loro l’ ignobile crimine. Seguirono altre orrende e raccapriccianti scene: un grande lago di fuoco, dove erano immersi gli omicidi e gli odiatori; un immenso vaso ribollente di metalli fusi, dove gemeva gente, che aveva difeso un sacerdote spergiuro, adultero e scomunicato. Poi il piccolo visionario venne condotto al baratro infernale: qui orride tenebre, nauseanti fetori, grida laceranti. All’ imbocco giaceva un enorme ributtante verme, che col suo fiato pestifero ingoiava le anime e le rivomitava bruciate come scintille. Tra queste si trovavano Giuda, Anna, Caifa ed Erode; più in là una valle con un lago igneo, dove erano cremati i sacrileghi; poi la bocca di un pozzo con fiamme ad intermittenza, dove erano puniti i simoniaci; quindi un luogo orrido e tenebroso, infestato di serpenti e draghi e risuonante di strida e urla laceranti, nel quale erano suppliziati ex preti ed ex monaci, che avevano abbandonato la via del Signore ed erano ritornati al secolo oppure che si erano macchiati di gravi colpe: sacrilegio, spergiuro, falsa testimonianza e simili. Essi vi erano puniti fino a quando non si sarebbero purificati dai loro delitti.   Il viaggio nell’ oltretomba continua: siamo nel Purgatorio. Al piccolo visitatore appare un gran lago oscuro e pieno di serpenti e scorpioni, in cui stava sommersa una enorme moltitudine di anime: erano detrattori e falsi testimoni, perciò una frotta di demoni con serpenti in mano ne percuotevano il volto; poi ecco due spiriti maligni con sembianze di cane e di leone, spiranti dalla bocca fiamme ed alito solforoso, che spingevano le anime alle loro pene.  Ma di lì a poco giungeva un grosso uccello, che portava sul dorso un vecchio monaco, che esso lasciò cadere in quel vuoto tenebroso, ma il volatile, non appena vide che degli spiriti maligni gli piombavano addosso per percuoterlo, si avventò su di loro e, liberato il malcapitato, volò in alto. Anche Alberico ebbe a temere da quei ceffi; difatti uno di loro gli si apprestò con fare minaccioso, ma Pietro lo salvò, spingendolo in un luogo di gloriosa visione. Ma le scene più raccapriccianti, i tormenti più strazianti non accennavano a finire. Ecco ladri e rapinatori completamente nudi, legati mani e piedi da pesanti catene arroventate e sprizzanti scintille; ecco poi apparire un grande fiume ribollente di pece, che usciva dall’ Inferno, e sul quale si trovava un ponte che le anime dovevano attraversare, ma che si ristringeva fino a diventare sottile come un filo, costringendole a ricadere nel cocente fiume e a ripetere senza fine il tentativo di attraversarlo fino alla purificazione completa. Tale ponte al dire dell’ apostolo guida aveva nome Purgatorio. Qui Pietro, dopo aver sentenziato che anche i più grandi peccati si possono espiare con la penitenza, racconta l’episodio del ricco che, dopo una vita scioperata e dissoluta, si diede completamente a Dio, meritando da Lui lo stesso premio di un eremita, che aveva passato tutta la vita in sacrifici e digiuni inauditi. Alla sua morte l’ anima sua fu violentemente contesa tra l’ angelo e il demonio. L’Apostolo additava poi al fanciullo uno sterminato campo percorribile in tre giorni e tre notti di marcia, coperto di spine e di triboli ed attraversato da un diavolo in groppa a un dragone, che con un serpente in mano rincorreva e colpiva ogni anima, che si avventurava in quella plaga, costringendola a passare per quei pruni fino al giorno in cui, purificata dai peccati, fosse riuscita a sfuggire a quell’ inseguimento. L’ anima con le membra a brandelli passava poi in un campo amenissimo, dove il diavolo non poteva raggiungerla e dove al suo arrivo le anime dei giusti, con le palme al cielo, lodavano Dio che aveva liberato ancora un’ anima dal potere del nemico. Al centro di questo campo, tutto splendore, profumi e soavità, si trovava il paradiso terrestre, in cui le anime dei giusti non potevano entrare fino al giorno del giudizio. A questo punto della visione il Principe degli Apostoli, prima dissertava sulla questione del giudizio, poi si dilungava a parlare delle virtù e dei doveri dei monaci. Al termine di questo “excursus “ teologico, Pietro riprendeva il suo ruolo di guida, svelando ad Alberico che il legno che gustò Adamo si chiamava Neptali e che nel paradiso terrestre, che al piccolo visionario sembrava altissimo e vicino al cielo, si trovavano tra gli altri Abele, Abramo, Lazzaro e il Ladrone. Egli additava inoltre nei pressi del paradiso un letto ornato di splendide coperte, fiancheggiato da due sacerdoti con bianche vesti e turiboli in mano dove giaceva un uomo, di cui Pietro pronunziò il nome, ma vietò al fanciullo di ripeterlo. Poi l’ Apostolo enunziava i tre maggiori peccati che portano l’ umanità alla perdizione e dai quali derivano tutti gli altri mali: la gola, la cupidigia, la superbia.            Dopo tali insegnamenti, portato dalla colomba e guidato da Pietro, Alberico spiccava il suo volo verso il primo cielo, detto aereo, dov’ è la stella meridiana e la luna col suo corso; quindi il secondo cielo o etereo con la stella di Marte; al terzo o sidereo con la stella di Mercurio; poi al quarto, detto orleon con il sole, che compie il suo corso in 365 giorni; successivamente al quinto o iunion con la stella di Giove, al sesto o venustion con la stella di Venere; al settimo o anapecon, dov’ è il trono di Dio, circondato da Cherubini che cantano : “ Santo, Santo, Santo “.  Nel sesto cielo, precisava Pietro, si trovavano tutti i cori dei santi: angeli, arcangeli, patriarchi, profeti, apostoli, martiri, confessori e vergini. Il coro degli apostoli era il più alto e glorioso degli altri e su tutti troneggiava il beato Pietro.  Poi il fanciullo, per comando del’ Apostolo, venne condotto in un luogo circondato da elevatissime mura, dall’ alto delle quali vide di dentro cose che gli fu proibito di riferire. Indi, sempre accompagnato dall’ Apostolo e dai due angeli, egli visitò 51 province, dall’ India all’ Epiro, dalla Tracia alla Mauritania, dalle Gallie alla Dalmazia e al Norico, dove vide molte chiese di santi e luoghi venerabili. Quindi Pietro gli mostrò altri posti e tormenti, gli insegnò diverse verità del Vecchio Testamento e gli svelò molti peccati di uomini, ancora viventi, ingiungendogli di riferirli agli interessati. Giunto a questo punto del suo racconto, Alberico indugia a descrivere la figura del beato Pietro: era di statura nè molto alta nè molto bassa, ma media e giusta, di corporatura complessa, col volto alquanto grande e con la capigliatura bianca, vestiva una tunica candidissima con una collana d’ oro, che dal collo scendeva in mezzo al petto. Aveva una corona d’ oro sulla fronte e nelle mani stringeva grandi chiavi, tempestate di gemme d’ ogni genere. Di quale metallo fossero tali chiavi il fanciullo non riuscì a saperlo. Dopo questa minuziosa descrizione, l’ Apostolo tornava a parlargli, ma per l’ ultima volta. Prima egli prese una grande carta scritta, gli indicò il contenuto e poi ripiegatala in piccolissime parti gliela mise in bocca, però il fanciullo non sapeva dire se l’ avesse o no inghiottita, poi gli raccomandò che ogni anno si recasse a fare l’ offerta alla sua chiesa, che consisteva in un cero alto quanto lui, Alberico, e non appena si fosse riavuto dal mortale torpore, doveva portarne uno al suo altare. Finalmente il fanciullo, senza sapere nè come nè quando, ritornò in sé e per alcuni giorni rimase in tale stato confusionale da non saper riconoscere nemmeno la madre. Qualche tempo dopo, il piccolo sognava di trovarsi con costei in una chiesa di S. Pietro e, mentre lei lo piangeva quasi morto, vide staccarsi dall’ icona, dove era dipinto, l’ apostolo Paolo, il quale, accostatosi alla donna,, le raccomandò di non piangere e di andare invece a fare l’ offerta all’ altare del beato Pietro, come costui aveva indicato, e il figlio sarebbe immediatamente guarito. Il ragazzo riferì il sogno alla madre, che si recò a portare il cero e subito egli ritornò nel pieno del suo vigore. Queste cose ed altro  il piccolo visionario rivelò a molte persone, poi,  lasciati i genitori, entrò nel monastero di Montecassino dove, vestito l’ abito monacale, si pose con gli altri fratelli a servizio di S. Benedetto “.