IL Convento di
Sant'Agostino e
San Bartolomeo
Ricerca dell'ARCI del 1980

Documenti e ricerche

 

Prima parte

Seconda  parte

Terza parte

 




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Il Convento di San Bartolomeo e Sant'Agostino (Seconda parte)

In questo periodo, (secolo XVII) la Comunità di Ripi era fendo dei Colonna, amministrata dallo Stato Pontificio (Buon Governo) al quale, tramite il "Sindaco", ci si doveva rivolgere per l'approvazione di tutti gli atti formali e l’amministrazione della vita comunitaria.

Nasce in questo periodo la "Congregazione dell' Abbondanza” istituita da papa Sisto V;  tale istituzione  aveva il compito di ovviare, con il “Monte frumentario” alle penurie di grano nei periodi di carestia, assicurando a tutta la comunità di acquistare a credito la farina o il frumento (beni di prima necessità) e di pagare successivamente rimborsando il debito in denaro o in frumento.

E’ documentato, nell’Archivio di Stato di Roma, che nel 1708 a Ripi vi fu una grave carestia con “molta penuria di grano” e la quasi totalità della popolazione ripana dovette fare ricorso al “Monte frumentario”.

Nel  1708 dal "Registro Sintesi delle sacre visite della  Curia Vescovile” si leggono le seguenti notizie:

“...Chiesa di S. Bartolomeo, frati di S. Agostino. La chiesa è soggetta alle visite episcopali-pastorali, la pia diligenza dei padri fa sì che nulla manchi a quello che è il culto divino.
L ' Altare maggiore, sotto il titolo di S. Bartolomeo ha un legato di 138 Messe ogni anno per l’anima di Bartolomeo Stefanio; gli altri tre altari, uno è dedicato a Santa Caterina; uno a San Tommaso di Villanova ed il terzo a San Carlo; custoditi dagli stessi padri Agostiniani. 
La terra di Ripi è sotto il dominio della famiglia Colonna...”

Verso  la metà del 1700 la comunità di Ripi, che molto probabilmente era dedita all’agricoltura e al commercio (si hanno notizie certe che si commerciava grano con la città di Terracina, vi era la compra-vendita di vino, la trasformazione del vino in acquavite; vi erano altresì diverse rivendite di carne di "agnello", “porco", "pecora", "vaccina"; vi era un pubblico “forno”, viveva un periodo abbastanza florido dal punto di vista economico.
Tant’è vero che nel 1756 “L’Illustrissima Comunità di Ripi” si fece fare un catasto, per ordine della "Sacra Congregazione del Buon Governo". Il vechio catasto risaliva ai primi anni del 1700.

Gli artefici del suddetto catasto (che noi abbiamo visto e sfogliato nell’Archivio di Stato di Roma) sono: Girolamo Salimbeni (perito agrimensore e geometra) e Cosimo Salimbeni (perito agrimensore e geometra)

Per  compilare detto catasto si impiegarono ben tre anni (dal 1756 al 1758).

Nel catasto Salimbeni vi sono descritte tutte le proprietà   terriere e di fabbricati appartenenti al convento
di S. Bartolomeo e S. Agostino.

Per quanto riguarda i terreni il “nostro convento” era il più ricco di Ripi. Come abbiamo visto in precedenza la chiesa di S. Bartolomeo e S. Agostino era abbastanza piccola; a testimonianza quindi del periodo abbastanza florido che attraversava la Comunità di Ripi ed i special modo il convento.

Il  convento, nel 1773, si cominciò a rifabbricare la nuova chiesa di S. Agostino. Colui che fece il disegno della chiesa e ne condusse i lavori fu l' architetto Giuseppe Sublerasi di Roma (1745 -1810), il quale ”per essere questa la sua prima opera non volle per detto disegno, e sua assistenza, pagamento alcuno”

La chiesa riuscì assai bene, con cinque altari, e fu compita nell'anno 1781.

"...Il 16 maggio 1781, Mons. G. Battista Giacobini Vescovo di Veroli (1761 – 1786) dà licenza a Tommaso Bonasoli (Padre Agostiniano, scrittore e storico), di benedire la chiesa secondo il rituale romano.

Alle  ore 14,30 del 16 maggio 1781 nell'altare di S. Nicola  viene detta la prima Messa nella nuova chiesa
di S. Agostino.

La prima Messa si disse all’Altare di San Nicola, perché nel maggio del 1781 ancora non era stato montato l’altare Maggiore col suo tabernacolo; il detto "nel fine di agosto 1781 fu messo su l'Altare Maggiore col tabernacolo; il detto Altare, si mensa tutta di marmo costa cò suoi gradini scudi 60.

Ha la base di marmo africano, i fondi del paliotto, risvolti, i pilastri di verde antico; le cimose e contorni di giallo antico; il primo scalino de candellieri è di marmo nero fiorito con la cornice di marmo  rosso, fiorito   bianco; il Ciborio fatto pure di marmi consimili con lo sportelletto di metallo indorato d’oro di zecchino 8 cc. costa in tutto scudi 30, ma poi vi sono altri scudi 40 per il porto da Roma a Ripi e per metterlo su.

Si devono peraltro considerare le spese cibarie fatte a muratori, e artefici in tutto il tempo della fabbrica le quali ascenderanno a scudi 523.71.4, compresa la bussola da farsi e qualche altro lavoro. Però tutta questa fabrica costerà scudi 2.000. Il tutto si spese con li soli avanzi dell'entrate senza alcun debito..."

In questo periodo si nota anche che le entrate del convento erano molte:
circa 400 scudi annui! Di fronte a scudi 246 nella metà del 1600 e scudi 200 all'inizio del 1700.

Per queste cospicue entrate molto si deve all'attenzione dei padri:
Lorenzo Belforti morto nel 1762 e suoi successori Padri Gian Giuseppe Parente e Giuseppe Scatena Lucchesi (Padri del convento sul finire del 1700).

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